andrea pacioni


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plumbee visioni

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Si può aspettare e guardare. Aspettare e trovare.
L'onda di composita materia cristallizzatasi nel piombo, dopo l'intenso processo di camera oscura, si strugge costretta in un divenire che scopre e ricopre l'Opera, come a riprendere attimi segnati, vissuti, ripresi e costretti non solo dal quadro. Intenso riflusso di frammenti che sono al di là del segno fotografico. Volti, corpi in filigrana nel piombo.
Andrea Pacioni è nel sogno: tecnicamente in camera oscura “strappa e cuce” l'immagine fotografata e impressa su grandi lastre di piombo. Opera così la formulazione di un testo che libera il corpo dentro un altro corpo, osando l'equazione materiale di un'operazione che vede espresso nel piombo la visione corporale, illusionistica, nascosta, quasi occulta nella materia, di composizioni naturali, intrecciando così un intenso lirismo della forma a una materia di supporto grezza, invadente, evasiva ed invasiva fino allo estremo limite di un risveglio.
Lo sguardo astratto si estrae e nell'osservazione coglie un principio di movimento alla ricerca di un gesto. Lastre che occupano lo spazio, urlano tutto il loro intrinseco senso materiale ma in questo urlo, ecco, che prende corpo (-segno) l'immagine che sottratta, avvolta nel piombo, come se il piombo fosse un surreale sepolcro a custodire, proteggere l'immagine che esposta si segreta da sé in sé. Un sepolcro per l'opera che consuma e sgretola il proprio tempo esterno nel piombo.
Pacioni, così, coglie il senso materiale della fotografia; catturare la memoria del presente racchiudendola nello scrigno-piombo.

Plumbee visioni per un'operazione artistica che sviluppa equilibrio e intensità che dalla tecnica e dall'espressione intima ha il suo valore più alto.

Giovanni Andrea Semerano


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