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LE ANIME DI ANDREA PACIONI

di Giovanni Andrea Semerano

“L’arte moderna non è una negazione ma un’affermazione. Come accade nella maggior parte dei nostri uomini di scienza, il processo di disintegrazione o di analisi non è un atto sregolato di distruzione, bensì parte di un processo che elabora una sintesi più comprensiva. Gli artisti moderni non ci hanno dunque lasciato solamente con le membra del corpo dell’arte disseminate in giro, ma le hanno raccolte e hanno ravvivato quel corpo con il loro soffio vitale. In breve, si sono sforzati di recuperare una sintesi tanto completa quanto quella del primitivo, basata naturalmente su considerazioni e su una prospettiva contemporanee” Mark Rothko,
L’artista e la sua realtà, ed. Skira.

Possiamo avventurarci in questo percorso con o senza le nostre coordinate culturali di riferimento, con un’idea di bellezza legata al tempo o al sentimento, o semplicemente, se restiamo limpidi e curiosi, possiamo togliere dallo sguardo alcune convenzioni che dissimulano e allontanano e soprattutto lacerano e sfibrano quelle che possono essere soltanto delle percezioni. Entrare dentro le
Anime di Pacioni non è cosa semplice. E’ cosa complessa, perché si rischia di scivolare in una simbologia degli elementi quanto mai superficiale e soprattutto si rischia di non comprendere, non solo il significato dell’opera ma anche le emozioni che ci invadono insieme alle percezioni e alla
“approvazione intellettuale” che queste opere ci trasmettono. La fotografia di Pacioni da sempre è qualcosa di più, che un volo dentro i bianchi e i neri e la infinita gamma dei grigi, chi ha potuto soffermarsi sulla serie dei fiori, o sui nudi, o sui ritratti, conosce quanto e come il processo fotografico di Pacioni, dallo scatto alla stampa, sia un unico corpo che trasmette non soltanto il piacere di un’immagine, ma l’intero corpo d’amore e flusso continuo di riferimenti, o meglio di avvicinamenti (Mapplethorpe,). E la serie, diciamo alchemica, che qui, Pacioni presenta, lo porta a osare la fotografia là dove la materia pone degli squilibri e delle impossibilità evidenti. Ecco, allora, che gli avvicinamenti a Man Ray, Duchamp, si fanno non solo presenti come idea, ma soprattutto nella capacità di Pacioni di trasformare questa idea, in oggetti che fanno, rimandano, generano
immagini sopra immagini. Fotografie che ritraggono volti che nella trasparenza creano un’icona, e la teca custodisce quello che il senso tiene. E il codice di Pacioni si gioca tutto nelle trasparenze. E la fotografia diventa alchimia tra corpi, uno sviluppo e un procedere dentro le cose, che richiedono non solo una grande idea ma anche una tecnica raffinata e attenta, nonché una sensibilità capace di cogliere e trasmettere l’intero sviluppo dell’opera. E Andrea Pacioni è sempre di più un Maestro della Camera Oscura, dove la Camera Oscura è luogo del pensiero e del fare, Andrea Pacioni è sempre di più proiettato a sperimentare le zone più impervie dello sviluppo e della stampa. E dopo
le opere su piombo, intensi nudi che letteralmente si fondono nella materia scura e pesante, dopo il Cristo e Sant’Agata, stampati su pietra (lavagna), continua il viaggio fuori e dentro il mito, e nella serie delle
Anime, Pacioni trova una luce e una misura del tempo che ci sorprendono. Non è soltanto lo scatto, e lo scatto Pacioni lo fa ai ragazzi rimasti orfani, ma non è soltanto questo, non è la sua una dichiarazione, non ha bisogno di didascalie, l’opera è semplicemente a testimonianza di un fare che porta poi l’oggetto a una sua intrinseca verità, a quella affermazione e a quella sintesi di cui sopra Rothko scrive. Sta a chi guarda, ora, scoprire e trovare tutti i numeri di questa incredibile
sequenza di fotografie trasparenti, chiuse in teche che hanno metallo e fili d’acciaio e una molletta a tenere l’unica cosa che leggera resta: la fotografia, orfana qui, della carta, ma sicuramente corpo intrinseco a trasformare quella memoria dei corpi che resta impressa nei sogni, nelle visioni. Le anime sono opere complesse che hanno dentro una gran memoria, visibile e non, e attraversano l'intero sviluppo, nonchè campo d'azione di un'idea. Non è facile perchè qui, è tutta l'intera struttura che alchemicamente si conquista un'esistenza non solo estetica ma anche politica. Quella di Pacioni è una ricerca continua del mito e della sua trasformazione e i miti per quanto l’arte moderna li abbia sepolti e destrutturati in astrattezze quasi sempre infantili e legate a processi che con l’arte poco
hanno a che a fare, nelle
Anime di Pacioni tornano a trovare luce, siamo di fronte a opere che hanno dentro il gesto eroico del tempo.


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